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Approfondimenti

MUTUALITA'/L'enzima dello star bene

di Enzo Caffarelli


Diffusi negli anni 60 con gli Alcolisti Anonimi, i gruppi di auto aiuto hanno esteso i loro ambiti di applicazione conquistando sempre più credibilità.

   Ci si chiede spesso quale sia la corretta definizione di auto-aiuto (AMA). In realtà esistono molti tipi di auto-aiuto, di etichette, di definizioni, di concezioni pratiche di organizzare e sviluppare i gruppi.  Leggo, per esempio, che “è un modo di trattare con i problemi che ciascuno si trova a fronteggiare di volta in volta nella propria vita... Parlare di questi problemi con altre persone che vivono e hanno attraversato tali esperienze, può aiutarci ad affrontare le difficoltà quotidiane e ad imparare a fronteggiarle per il futuro”. 
   Leggo che i “gruppi di auto-aiuto sono formati da persone che condividono il medesimo problema, la stessa situazione stressante di vita o la stessa crisi. Non sono gruppi terapeutici, né sono solo gruppi ricreativi, sociali o d’azione politica. Il gruppo fornisce supporto, incoraggiamento, informazione e strategie di fronteggiamento alle persone che possono sentirsi sopraffatte da un evento o da una situazione nella loro vita”. 
   L’OMS (Organizzazione Mondiale Sanità) definisce l’auto-mutuo-aiuto come “l’insieme di tutte le misure adottate da figure non professioniste per promuovere, mantenere o recuperare la salute, intesa come completo benessere fisico, psicologico e sociale di una determinata comunità”.
   L’AMA è, pertanto, considerato come uno degli strumenti di maggiore interesse per ridare ai cittadini responsabilità e protagonismo, per umanizzare l’assistenza socio-sanitaria, per migliorare il benessere della comunità.
   Mi piace quanto si legge nel sito della Fondazione Istituto Andrea Devoto: “Un gruppo di auto aiuto nasce quando due o più individui decidono di unire le loro risorse per far fronte a un problema specifico. La condivisione del medesimo disagio è l’elemento fondante che porta i partecipanti a sostenersi reciprocamente. Le esperienze di vita diventano una risorsa, le difficoltà diventano un opportunità di crescita. Chi partecipa ad un gruppo di auto aiuto acquisisce competenze per la gestione della propria sofferenza ed abbandona la cultura di delega del proprio benessere ai professionisti”.
   Del resto, se non vado errato, un tempo si parlava esclusivamente di auto-aiuto; poi si è diffusa la traduzione inglese self-help; poi si è optato per autuo mutuo aiuto, ma qualcuno ha detto che nel “self” e nell’”auto” c’è già l’idea di mutualità e di reciprocità.Ora, si torna a parlare soltanto di auto-aiuto.
   La lingua, peraltro, non mi pare un problema: abbiamo inventato l’acronimo AMA, cioè il verbo più bello che esista, all’indicativo o all’imperativo; e per liberarci dalle dipendenze affettive abbiamo coniato il verbo “inamarsi” che deriva da un cognome vero, Inama.
   Però è vero che non tutti sanno cos’è l’auto-aiuto. Anni fa, per uno speciale nel “Delfino” realizzammo un indirizzario e, dunque, ci rivolgemmo a molti per sapere cosa facevano in concreto. Non si può dimenticare la risposta di un’associazione che si occupava di sostegno a persone disabili, che dopo vari tentativi di spiegazione da parte nostra, e un lungo imbarazzo da parte loro, fu: “Auto-aiuto? Auto-aiuto... Beh, sì, qualche volta li accompagniamo anche con l’auto...”.


   QUATTRO PUNTI CHIAVE


   Negli anni 60 l’auto-aiuto giunse in Italia, a partire da Roma, con i primi Alcolisti Anonimi. Ma se n’è parlato in modo più ampio, e non soltanto nelle pagine del “Delfino”, a proposito delle comunità terapeutiche e delle strutture che, attorno a quel concetto, si andarono formando dalla fine degli anni 70. Gruppi di auto-aiuto per i giovani con problemi di droga e ancor più per i loro familiari, con le donne – madri, mogli, fidanzate, sorelle – capaci assai più degli uomini di impegnarsi, mettersi in discussione, partecipare attivamente e portare nella società la testimonianza di una vittoria possibile contro la droga e della necessità per le famiglie di coinvolgersi attivamente.
   La moltiplicazione dei gruppi nel territorio rappresenta il primo punto chiave nella storia dell’auto-aiuto in Italia. Ma assieme a questo va ricordata la moltiplicazione delle esperienze e dei problemi cui l’auto-aiuto ha cercato di dare una risposta.
   Tale varietà rappresenta lo spartiacque tra gli esordi e la maturità dell’auto-aiuto.
   Nella prima fase, l’auto-aiuto era inteso come azione terapeutica (o pseudo- o para-terapeutica) specialistica, per persone sofferenti di una patologia che sembrava riguardare sempre “altri”, e magari “altri”, che quella sofferenza se l’erano cercata (droga, alcool, gioco d’azzardo). Vi era la difficoltà a riconoscere di avere un problema, che è poi il primo passo delle esperienze storiche di auto-aiuto.
   Nella seconda fase non più i soli àmbiti come alcool e droga, non più chiusure nell’anonimato: l’auto-aiuto si è posto al servizio di problemi riconosciuti e non negati dal portatore e dai suoi cari per vergogna, paura o altro. L’accettazione, la voglia di cambiare non è più qualcosa che deve maturare nella convinzione della persona; è un dato di fatto, una difficoltà, anzi, che spesso si dichiara apertamente proprio per trovare un aiuto concreto.


   USCIRE ALLO SCOPERTO


   Come risultato di questa seconda fase diventa possibile, e perlopiù auspicabile, la ricerca di rapporti con le strutture e i servizi pubblici, i professionisti, le amministrazioni, la società nel suo insieme: l’auto-aiuto dà il suo contributo tangibile al significato di una cittadinanza attiva: una grande occasione per creare reti sociali, costruire solidarietà, integrare il sistema dei servizi per la salute, e, soprattutto, aiutarsi tra cittadini che condividono lo stesso problema. 
   Il quarto aspetto peculiare dell’Italia (non esclusivo certo, ma qui diffuso e interessantissimo) è la nascita di associazioni-ombrello o l’attenzione seria e continua all’auto-aiuto da parte di enti del privato sociale, fondazioni, gruppi, eccetera, che si occupano anche di altre metodologie e di altre attività nel sociale.
   Si tratta di un ulteriore salto di qualità, perché queste presenze favoriscono il coordinamento, nazionale, regionale, locale, anche di esperienze alquanto differenti tra di loro, con i benefici che ne conseguono; svolgono una funzione, dichiarata o no, di osservatorio della situazione come riferimento conoscitivo e per interventi concreti; consentono di fare ricerca, che certo non può essere appannaggio in quanti vivono l’auto-aiuto esclusivamente in relazione ai propri bisogni e alle proprie difficoltà; e ultimo, ma primo per importanza, si occupano della formazione.
   La formazione è fondamentale perché fa crescere l’intero movimento e ne garantisce la qualità; consente di mobilitare nuove energie (volontari, professionisti del sociale e del sanitario, ecc.) e di trasformare e trattenere quelle provenienti dal basso (persone che hanno conosciuto l’auto-aiuto per il proprio specifico problema e che diventano guide, facilitatori, mobilitatori di nuovi gruppi); facilita il rapporto con le istituzioni, i professionisti, le attività preventive; garantisce la continuità nel tempo delle esperienze, grazie a questa moltiplicazione di persone capaci di agire, sensibilizzare, mobilitare, guidare le varie tessere di quel grande mosaico che l’auto-aiuto rappresenta nel nostro Paese.


   GUARDARE SEMPRE AL FUTURO


   Nuovi bisogni, nuovi sostegni, nuovi coordinatori e promotori: ecco che cosa attende l’auto-aiuto dopo 40 anni di vita in Italia. Le esperienze non possono spegnersi perché gli animatori, che sempre ci sono stati e sempre ci saranno, non sono più motivati o non più in grado di animare.
   La formazione è, come detto, fondamentale, ma anche il coinvolgimento di famiglia, scuola, servizi sociali, strutture sanitarie, professionisti, affinché i cittadini non siano lasciati soli di fronte alle eventuali nuove o inattese difficoltà.
   Occorre poi promuovere la presenza, informare sull’esistenza dei gruppi; deludente sarebbe cercare i grandi media, inutile farsi un giornalino in proprio che costerebbe tanto denaro e non raggiungerebbe lo specifico obiettivo; occorre lavorare localmente, nei tanti modi possibili.
   Del resto, è più frequente che i gruppi siano talmente pieni che la gente resta fuori della porta, o è più facile che i gruppi siano piccoli e si abbia il sentore di tanti con quel problema che non vogliono, non possono e forse non conoscono l’opportunità che avrebbero a disposizione?
   Spendiamo più energie (e più soldi quando ce ne sono) in formazione, per garantire qualità degli interventi, motivazioni serie e profonde. Se dobbiamo scegliere tra il pubblicare eleganti libri che pochi leggeranno trovandoli per caso in libreria, o il diffondere volantini, manifestini di carta, ma numerosi, collocati nei posti giusti, che arrivino nelle cassette postali delle persone, nelle scuole, davanti ai tanti sportelli delle Asl, nelle farmacie, ecc., optiamo per questa seconda soluzione.
   Usiamo internet soprattutto per i professionisti, per gli organizzatori del volontariato, d’accordo; ma teniamo conto di quanti, per esempio disperati per un lutto, non riusciamo a immaginare davanti a un video in cerca di persone altrettanto disperate e ai tanti anziani che non hanno dimestichezza con la telematica.


   CONCLUSIONI


   Credo sia molto difficile, o almeno lo è per me, e lo è in pochi minuti, ricostruire la storia dell’auto-aiuto in Italia o anche semplicemente fare il punto per descriverne, fissarne le caratteristiche, le dimensioni, le potenzialità e i limiti dell’autoaiuto oggi in Italia.
   Quello che ho cercato di sottolineare è riassumibile, molto semplicemente, in poche battute:
   - l’Italia può essere orgogliosa di questa miriade di esperienze, alcune antiche e collaudate, altre giovani o addirittura in via di formazione che contribuiscono in modo significativo ad alleviare le sofferenze di tante persone;
   - l’auto mutuo aiuto non si gioca soltanto sul rapporto “io aiuto te e tu aiuti me, mentre tu mi aiuti stai aiutando te stesso, ecc.”, ma anche sul rapporto tra cittadini e società nel suo insieme: nuove conoscenze, nuove aggregazioni, nuove proposte, nuovi incontri con i professionisti del sociale e della salute e con gli amministratori;
   - l’auto aiuto non può essere definito, non lo si può racchiudere in una o due etichette specifiche; la sua apparente debolezza nella difficoltà di condividere una descrizione univoca è anche la sua forza di penetrazione nella società e di incidenza nelle coscienze degli individui;
   - l’auto aiuto è uno strumento – terapeutico? – che deve mantenere sempre la freschezza, la spontaneità, la libertà che ne sono l’origine e la forza ma richiede continuità e costante diversificazione, flessibilità, adattamento alle situazioni, ai bisogni e alle circostanze;
   - questa continuità deve essere assicurata dalla formazione, dal supporto del volontariato, e quando possibile da un rapporto paritario con i professionisti e con le pubbliche istituzioni; paritario, intendo, nel reciproco rispetto e riconoscimento, senza compilare classifiche di merito o di capacità scientifiche.
   Ho trovato nel mio giro in internet: "Una comunità ricca di mutualità e che può offrire gruppi AMA è una comunità dove ci sono due indici che crescono sempre: Indice QRI (Indice della Qualità dei Rapporti Interpersonali) e Indice NUS/AMQ (Indice del Numero dei Sorrisi per Abitante per metro quadro)".


   Data di pubblicazione on line: 14 marzo 2006


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Enzo Caffarelli è direttore del bimestrale "Il Delfino"


Diffuse in years 60 with the Anonymous Alcoholics, the groups of car aid have extended theirs more and more amble you of application conquering credibility. It is often asked to us which it is the corrected definition of self-help (LOVES). In truth many types of self-help exist, of labels, definitions, practical conceptions to organize and to develop the groups. I read, as an example, that "it is a way of dealing with the problems that everyone is found to face of time in time in the own life... To speak about these problems with other persons who live and have crossed such experiences, can help us to face the daily difficulties and to learn to face them for the future ".

I read that the "groups of self-help are form to you from persons who share the same problem, the same stressful situation of life or the same crisis. They are not therapeutic groups, neither they are alone groups recreated to you, social or of political action. The group supplies support, encouragement, information and strategies of fronteggiamento to the persons who can feel themselves overwhelmed from an event or one situation in their life ".

The WHO (World-wide Organization Health) defines the car-mutuum-aid as "with of all the measures adopted from not professioniste figures in order to promote, to maintain or to recover the health, understanding like complete physical, psychological and social well-being of one determined community".

IT LOVES is, therefore, considered like one of the instruments of greater interest in order to give again to the city responsibilities and protagonismo, for umanizzare the associate-sanitary attendance, in order to improve the well-being of the community.

It appeals to to how much law to me in situated of the Foundation the Institute Andrea Devout person: "a group of car aid is born when two or more individuals decide than to join their resources in order to make forehead a specific problem. The sharing of the same uneasiness is the founding element that door the participants to support itself mutual. The life experiences become a resource, the difficulties become an increase opportunity. Who participates to a group of car aid acquires competences for the management of the own suffering and abandons the culture of delegation of just the well-being to the professionals ".

About the rest, if I do not go wrong, a time was spoken exclusively about self-help; then the English translation has been diffused self-help; then it has been opted for autuo mutual aid, but someone has said that in "self" and the "auto "there is already the idea of mutualità and reciprocità.Ora, is returned to only speak about self-help.

The language, moreover, does not seem a problem to me: we have invented the acronym LOVES, that is the beautifulr verbo that exists, to the indicative or the imperative; and in order to free to us from the affective dependencies we have coined the verbo "to inamarsi" that it derives from a true last name, Inama.

But it is true that all do not know cos' are the self-help. Years ago, for a special one in the "Dolphin" we realized a indirizzario and, therefore, we addressed to many for knowing what made in concrete. The answer cannot be forgotten about an association that took care itself of support to disabili persons, than after several tried you of explanation from part ours, and along embarrassment from part they, were: "Self-help? Self-help... Beh, yes, some time we accompany them also with the car... ".


FOUR POINTS KEY


In 60 years the self-help reached in Italy, beginning from Rome, with the first Anonymous Alcoholics. But if n' it is spoken in wider way, and not only in the pages of the "Dolphin", on purpose of the therapeutic communities and the structures that, around that concept, were gone forming from the end of years 70. Groups of self-help for the young people with drug problems and still more for their relatives, with the women - mothers, mogli, fiancèes, sisters - able much more of the men than to engage themselves, to put themselves in argument, to participate actively and to carry in the society the testimony of one Victoria possible against the drug and of the necessity for the families to be involved themselves actively.

The multiplication of the groups in the territory represents the first point key in the history of the self-help in Italy. But together to this it goes remembered the multiplication of the experiences and the problems which the self-help has tried to give one answer.

Such variety represents the watershed between the debuts and the maturity of the self-help.

In the first phase, the self-help was meant like action therapeutic (or pseudo- or adorn-therapeutic ) specialistica, for suffering persons of a pathology that seemed to always regard "others", and even "others", than that suffering if drug, alcools, gambling were tried to it (). There was the difficulty to recognize of having a problem, that it is then the first step of the historical experiences of self-help.

In the second phase more the single ones not àmbiti like alcool and drug, not more closings in the anonymity: the self-help has been placed to the service of recognized problems and it does not deny to you from the bearer and its beloveds for shame, fear or other. The acceptance, it wants to change is not more something that must mature in the conviction of the person; it is a fact data, a difficulty, indeed, than often it is declared openly just in order to find an aid concrete.


TO EXIT UNCOVERED


As result of this second phase becomes possible, and favorable perlopiù, the search of relationships with the structures and the services publics, the professionals, the administrations, the society in its together: the self-help gives its tangible contribution to meant of one the active citizenship: a great occasion in order to create social nets, to construct solidarity, to integrate the system of the services for the health, and, above all, to help itself between citizens who share the same problem.

The quarter peculiar aspect of Italy (not exclusive sure, but here diffuse and most interesting) is the birth of association-umbrella or the serious attention and continues to the self-help from part of agencies of private the social one, foundations, groups, etc, than they are taken care also of other methodologies and other asset in the social one.

Draft of an ulterior jump of quality, because these presences favor the coordination, national, regional, local, also of somewhat different experiences between of they, with the benefits that achieve some; they carry out one function, declared or not, of observatory of the situation like cognitive reference and for concrete participations; they concur to make search, that sure it cannot be appanage in how many live the self-help exclusively in relation to the own needs and the own difficulties; and last, but first for importance, they are taken care of the formation.

The formation is fundamental because ago to grow the entire movement and of it it guarantees the quality; it concurs of mobilitare new energies (voluntary, professionals of the social one and the sanitary one, etc.) and to transform and to withhold those coming from from the bottom (persons who have known the self-help for the just specific problem and that they become guides, facilitatori, mobilitatori of new groups); she facilitates the relationship with the preventive institutions, professionals, activities; she guarantees the continuity in the time of the experiences, thanks to this multiplication of able persons to act, sensibilizzare, to mobilitare, to guide the several ones to weave of that great mosaic that the self-help represents in our Country.


TO ALWAYS WATCH TO THE FUTURE


New needs, new supports, new coordinators and promotori: here that what attends the self-help after 40 years of life in Italy. The experiences cannot be extinguished because the entertainers, than always have been and always there will be, they are not more motivates to you or not more in a position to animating.

The formation is, like saying, fundamental, but also the social involvement of family, school, services, sanitary structures, professionals, so that the citizens are not leave of forehead the eventual new or unexpected difficulties single.

It is then necessary to promote the presence, to inform on the existence of the groups; disappointing it would be to try large the average, useless a giornalino is made in just that much money would cost and would not catch up the specific objective; it is necessary to work locally, in the many possible ways.

Of the rest, he is more frequent that the groups are so full that the people remain outside of the door, or are easier that the groups are small and the sentore of many with that problem is had that they do not want, cannot and perhaps they do not know the opportunity that they would have to disposition?

We spend more energies (and more moneies when ce they are some) in formation, in order to guarantee quality of the participations, motivations deep series and. If we must choose between publishing elegant books that little will read finding them for case in bookcase, or diffusing inserts, manifestini of paper, but numerous, it places to you in the just places, that they arrive in the cassettes mails them of the persons, in the schools, in front of the many shops of the Asl, in the pharmacies, etc, we opt for this second solution.

We above all use Internet for the professionals, the organizers of the voluntary service, of agreement; but we hold account of how many, as an example deprives of hope you for a mourning, we do not succeed to imagine in front of a video in tries equally of deprived of hope persons and to the many old ones who do not have familiarity with the data transmission.


CONCLUSIONS


Creed is much difficult one, or at least it it is for me, and it it is in little minuteren, to reconstruct the history of the self-help in Italy or also simply to make the point in order to describe some, to fix of the characteristics, the dimensions, the potentialities and the limits of the self-help today in Italy.

What I have tried to emphasize is riassumibile, a lot simply, in little striking:

- Italy can be proud of this myriad of experiences, some ancient ones and tested, other young people or quite in via of formation that contributes in meaningful way to alleviate the suffering of many persons;

- the mutual car aid does not only play on the relationship "I aid you and you aids me, while you me aids are helping same you, etc", but also on the relationship between citizens and society in its together: new acquaintances, proposed new aggregations, new, new encounter with the professionals of the social one and the health and with the administrators;

   - l’auto aiuto non può essere definito, non lo si può racchiudere in una o due etichette specifiche; la sua apparente debolezza nella difficoltà di condividere una descrizione univoca è anche la sua forza di penetrazione nella società e di incidenza nelle coscienze degli individui;
   - l’auto aiuto è uno strumento – terapeutico? – che deve mantenere sempre la freschezza, la spontaneità, la libertà che ne sono l’origine e la forza ma richiede continuità e costante diversificazione, flessibilità, adattamento alle situazioni, ai bisogni e alle circostanze;
   - questa continuità deve essere assicurata dalla formazione, dal supporto del volontariato, e quando possibile da un rapporto paritario con i professionisti e con le pubbliche istituzioni; paritario, intendo, nel reciproco rispetto e riconoscimento, senza compilare classifiche di merito o di capacità scientifiche.
   Ho trovato nel mio giro in internet: "Una comunità ricca di mutualità e che può offrire gruppi AMA è una comunità dove ci sono due indici che crescono sempre: Indice QRI (Indice della Qualità dei Rapporti Interpersonali) e Indice NUS/AMQ (Indice del Numero dei Sorrisi per Abitante per metro quadro)".


   Data di pubblicazione on line: 14 marzo 2006
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